Un autorevole punto
di vista, quello del presidente della Federazione Piemonte e Valle
d'Aosta della Proprietà edilizia, Avvocato Luigi Amerio
UN COMMENTO
ALLA LEGGE 431/98
La
nuova legge sulle locazioni è una legge tecnicamente mai
fatta, e che darà adito a notevoli contenziosi in quanto
risulta chiaramente essere il frutto di una sofferta trattativa
tra i partiti della maggioranza che non sanno ancora adesso quali
sono gli interessi da tutelare e come.
Il legislatore ha ipotizzato due possibili scenari di contratto:
il contratto libero e quello concordato. Il primo è parzialmente
libero in quanto la durata è imposta dalla legge (quattro
anni più quattro anni), per il resto la trattativa è
lasciata alla libera contrattazione delle parti stesse. Il contratto
cosidetto assistito ha durata più breve (tre anni più
altri due), il canone è determinato dalle convenzioni a
livello nazionale e locale sottoscritte dalle organizzazioni rappresentanti
la proprietà e gli inquilini, e dà diritto a una
serie di sgravi fiscali.
Il pericolo è che un'eccessiva rigidità nella convenzione
governativa che sta alla base del contratto concordato renda un
pessimo servizio sia al proprietario che all'inquilino. Se infatti
il proprietario si irrigidisce perchè il contratto concordato
è troppo sbilanciato rispetto al mercato, non fa un servizio
utile a se stesso perchè trovera difficoltà a locare
il proprio immobile, né al conduttore il quale potrà
avere grossi problemi a reperire un'abitazione il più possibile
adatta alle proprie esigenze. Nello stesso tempo, se i conduttori
rimarranno ancora legati ai parametri delle vecchie leggi, rischieranno
di restringere il mercato.
Il compito che aspetta i proprietari e gli inquilini è
allora entusiasmante, perchè devono riscoprire in loro
quelle che sono le doti di mediazione che dovrebbero avere i politici.
Il successo della legge è quindi lasciato alle capacità
delle parti e delle organizzazioni che lo assistono. Questo non
significa che una delle parti deve cedere, ma significa che entrambe
devono sapere affrontare la questione con intelligenza e con la
consapevolezza che il muro contro muro non risolve i problemi.
In questo senso non ha certamente facilitato la distensione il
comportamento che alcuni sindacati inquilini hanno messo in essere
e continuano a mettere in essere con la richiesta di restituzione
di canoni versati in più e magari maturati 10/15 anni fa
(questo naturalmente soltanto nel momento in cui viene chiesto
il rilascio, l'immobile ecc.). Vogliamo una volta per tutte sotterrare
il passato e affrontare le scommesse del terzo millennio con mente
duttile ed europea? Sotto il profilo fiscale il Governo ha ancora
un'importante carta da giocare: i benefici fiscali non hanno,
alla fin fine, quel carattere premiante che i proprietari si aspettavano.
Questi pertanto si trovano a dover scegliere tra due possibilità
negative: un contratto più lungo e con tutte le imposizioni
fiscali a carico e un contratto più breve, con qualche
sconto fiscale inadeguato e un canone di locazione sicuramente
non remunerativo.
Nella formulazione della convenzione, se i rappresentanti dei
proprietari e dei conduttori sapranno cogliere gli aspetti positivi
anche su questo punto, la convenzione che dovrà essere
sottoscritta con il governo potrà dare importanti segnali.
In questo scenario anche i comuni dovranno fare la loro parte.
Da un lato dovranno avere la capacità di essere il volano
di partenza delle trattative per la formulazione degli accordi
tra le organizzazioni sindacali sulla determinazione del canone
assistito, ma dovranno anche saper non intervenire più
di tanto nelle trattative che spettano ai rappresentanti di proprietari
e inquilini. Dall'altro lato dovranno saper ben interpretare la
possibiltà loro data di abbattimento dell'ICI.
Se il comune di Torino si orienterà su questa linea che
costituisce una facoltà e non un dovere, dimostrerà
di voler fare la sua parte e potrà trovare rispondenza
anche fra i proprietari di casa che negli ultimi anni non si può
dire non abbiano concorso a rimpinguare le disastrate finanze
comunali.
Infine molto i proprietari si aspettano dal ritorno all'Autorità
Giudiziaria della parte esecutiva degli sfratti. Alla scadenza
del periodo di sospensione i Pretori dovranno dare la priorità
a quegli sfratti che sono pervenuti con la vecchia normativa ad
anni sproporzionati di attesa (8/10 per non dire di più).
Ci auguriamo che da un lato i sindacati inquilini abbiano il pudore
per questi di non chiedere ulteriori proroghe e i Pretori abbiano
il coraggio di non concederle. Sono soltanto speranze e fantasie
o c'è la reale possibilità che le volontà
da tutti espressa di essere comprensivi e determinati a risolvere
una volta per tutte l'annoso problema delle locazioni trovino
realizzazione?
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