DATA : 04/2002 |
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I l Wwf, da sempre interessato alle situazioni gravi di pericolo di inquinamento da parte delle industrie e degli stabilimenti di materiali tossico-nocivi rileva assai urgente un intervento per bloccare il fenomeno di rischio amianto successivo alla chiusura degli stabilimenti che lo producevano, quando lo si riteneva un materiale utile e sicuro, in aree comunque non lontane da centri abitati.
Sulla tossicita dell'amianto oggi non ci sono dubbi; e infatti considerato una sostanza cancerogena ad altissimo rischio e le indagini epidemiologiche a lungo termine hanno dimostrato un diretto rapporto tra l'uso o il ravvicinato contatto per anni con la sostanza e i centinaia di casi di mesotelioma pleurico (un tipo di tumore ai polmoni) che si sono verificati negli ultimi vent'anni.
Dall'approvazione della legge n. 257 del 1992 con la quale si e dichiarato illegale l'uso dell'amianto, molte fabbriche che lo producevano, sia a fini pubblici che privati, sono state chiuse al fine di annullarne la produzione, ma a distanza di anni poco si e fatto per evitare che questo materiale altamente cancerogeno continuasse a produrre effetti pericolosi alla salute.
Infatti, se in gravissimo pericolo si sono dimostrati essere coloro i quali in tali industrie lavoravano, un enorme numero di persone ancora in pericolo si possono considerare tutti coloro che abitano e risiedono in prossimita di tali industrie chiuse, o coloro che risiedono in luoghi prossimi ai depositi di mezzi pubblici abbandonati.
Infatti non soltanto gli abitanti di Casal Monferrato, dove e stata chiusa la tristemente famosa fabbrica di Eternit, continuano ad essere esposti agli agenti cancerogeni che esalano i depositi ancora esistenti di amianto abbandonati senza strutture di sicurezza, ma anche gli abitanti di Bagnoli dove e stata chiuso lo stabilimento Italsider all'interno del quale si produceva, tra l'altro, amianto o i lavoratori che negli anni in cui si considerava l'amianto il miglior coibentante e lo si utilizzava nelle fabbriche, in molti ambienti di lavoro, o addirittura nelle scuole o ospedali, hanno passato tante ore al giorno in luoghi cosi "foderati".
Ma le morti e le malattie causate dall'amianto non si arrestano, anzi va detto che si accrescono i casi di malattie derivanti dagli effetti "ritardati" della sostanza cancerogena.
Il caso piu clamoroso e senza dubbio Casal Monferrato, dove la Eternit, stabilimento di manufatti in cemento amianto ha lavorato per 80 anni dal 1906 al 1986, e dove le indagini epidemiologiche hanno rilevato che il rischio amianto ha causato centinaia di vittime tra gli ex-lavoratori (asbestosi, carcinoma al polmone, mesotelioma) e, come si sta dimostrando in questi ultimi anni, altre centinaia di vittime fra la popolazione in generale. Specie per questi ultimi casi, la patologia drammaticamente subdola e dagli effetti gravissimi e il mesotelioma pleurico, per contrarre il quale bastano, a volte, anche poche fibre di amianto inalate.
Casale Monferrato resta, ancora oggi, l'esempio e la "citta simbolo" nella lotta contro l'amianto, per la conquista della L. 257/92 che non solo ha abolito l'amianto in tutti i suoi usi, ma ha anche previsto la bonifica dei siti inquinati e una tutela civilistica con risarcimento del danno.
Le ultime fasi di degrado dell'ex stabilimento Eternit hanno determinato notevoli cedimenti e varchi nelle coperture, finestre etc., pertanto la cittadinanza e l'Associazione scrivente sono molto preoccupate per la possibile fuoriuscita delle fibre di amianto ancora molto presenti all'interno dell'ex fabbrica, causata dall'azione del vento. Cio comporterebbe un gravissimo rischio aggiuntivo a quanto gia subito dagli ex-lavoratori e dalla cittadinanza nel passato periodo di piu alta esposizione.
Altro caso emblematico e senza dubbio lo stabilimento Italsider situato nell'area industriale di Bagnoli e in funzione fino al 1989 come Ilva s.p.a.. Tale stabilimento, rientrante tra le industrie cosiddette a "rischio d'incidente rilevante" ai sensi della direttiva CEE 82/501, produceva, tra l'altro Eternit, ovvero cemento-amianto e pertanto e stato considerato rientrante tra gli stabilimenti da bonificare ai sensi della legge n. 257 del 1992.
Il Wwf Italia ha presentato un ricorso alla Procura di Napoli per chiedere non solo l'apertura di indagini al fine di verificare l'effettiva chiusura in sicurezza dello stabilimento, ma anche verificare che lo stato di abbandono non si realizzi in stato di pericolo per la popolazione ivi residente. A tale esposto non e mai stato dato seguito da parte della magistratura.
La situazione, ormai considerata da tutti urgente e improcrastinabile richiede un massiccio intervento a tutti i livelli soprattutto in difesa di coloro che, ignari, continuano a vivere ogni giorno respirando le particelle di amianto nell'aria che fuoriescono dagli stabilimenti e dalle industrie chiuse non ancora considerabili sicuri.
EFFETTI DELL'AMIANTO SULL'UOMO
L' amianto e un materiale gravemente nocivo per la salute, e l'esposizione anche ad una sola fibra puo provocare, a distanza di decenni, cancro e malattie respiratorie. Le fibre di cui e costituito possono essere presenti in ambienti di lavoro e di vita e quindi possono essere inalate.
Il rilascio di fibre nell'ambiente puo avvenire o in occasione di una loro manipolazione/lavorazione o spontaneamente, come nel caso di materiali friabili, usurati o sottoposti a vibrazioni, correnti d'aria, urti, ecc.
L'esposizione a fibre di amianto e associata a malattie dell'apparato respiratorio (asbestosi, carcinoma polmonare) e delle membrane sierose, principalmente la pleura (mesoteliomi):
1. l'asbestosi e una patologia cronica, ed e quella che per prima e stata correlata all'inalazione di amianto. Essa consiste in una fibrosi con ispessimento ed indurimento del tessuto polmonare con conseguente difficile scambio di ossigeno tra aria inspirata e sangue. Si manifesta per esposizioni medio-alte ed e, quindi, tipicamente una malattia professionale che attualmente, e sempre piu rara;
2. il carcinoma polmonare, si verifica anche per esposizioni a basse dosi. Questa grave malattia e causata anche da: fumo di sigarette, cromo, nichel, materiali radioattivi, altri inquinanti ambientali (idrocarburi aromatici di provenienza industriale, derivati del catrame, gas di scarico dei motori). Il fumo di sigarette potenzia enormemente l'effetto cancerogeno dell'amianto e quindi aumenta fortemente la probabilita di contrarre tale malattia;
3. il mesotelioma e un tumore raro della membrana di rivestimento del polmone (pleura) o dell'intestino (peritoneo), che e fortemente associato alla esposizione a fibre di amianto anche per basse dosi. L'incidenza annuale del mesotelioma pleurico, stimata nel 1990, e di circa 15 casi per milione negli uomini e 2 casi per milione nelle donne. Nel 60% dei casi e di origine professionale.
Analogamente a quanto sta succedendo in altri Paesi industrializzati, anche in Italia negli ultimi anni questi tumori stanno aumentando (vedi I.S.S. 1996). Il numero di decessi annui e passato da 375 nel 1970 a 826 nel 1990. Dal 1988 al 1992 il numero totale di morti per mesotelioma in Italia e stato di 2700 nella popolazione maschile e 1519 in quella femminile, con una incidenza nettamente maggiore nella popolazione maschile delle regioni: Liguria, Lombardia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia. La distribuzione geografica dei casi di mesotelioma, rispecchia in buona parte quella di alcuni settori produttivi a maggior rischio di esposizione all'amianto: l'industria navalmeccanica e l'attivita portuale, la produzione di manufatti in cemento-amianto, le raffinerie. In Emilia Romagna dal 1988 al 1992 i morti per tumore maligno della pleura sono stati 260 (176 uomini e 84 donne) pari ad una media di 52 casi/anno.
Sono state descritte, inoltre, patologie al tratto gastrointestinale e alla laringe per le quali l'associazione con l'asbesto e piu debole e resta da stabilire in via definitiva una sicura dipendenza.
Le esposizioni negli ambienti di vita, in generale, sono di molto inferiori a quelle professionali, pur tuttavia non sono da sottovalutare perché l'effetto neoplastico non ha teoricamente valori di soglia (soltanto nell'ultimo dopoguerra l'attenzione si e spostata prima su esposizioni non professionali, ma indirettamente collegate al lavoro (es. familiari di lavoratori addetti ad attivita con presenza di amianto, le donne quando lavano gli abiti da lavoro inquinati di mariti o familiari o aree interessate ad immissioni da stabilimenti produttivi) quindi sulla possibilita di considerare l'amianto un contaminante ambientale normalmente presente nelle aree antropizzate. L'esposizione "civile" e una esposizione vera, poiché normalmente gli occupanti un edificio con amianto non portano mezzi di protezione delle vie respiratorie, a differenza dei professionalmente esposti.
A seguito della entrata in vigore della Legge 257/92, le lavorazioni con amianto come materia prima e quindi l'esposizione degli addetti in tali ambiti sono praticamente scomparse. Rimane, pero, ancora l'esposizione di lavoratori in quelle attivita che prevedono la rimozione, la bonifica e lo smaltimento.
L'amianto friabile (ovvero l'amianto libero o tessuto con leganti deboli) si differenzia dall'amianto in matrice compatta (ovvero il cemento-amianto in buono stato di conservazione, il vinil-amianto, ecc.) in quanto di gran lunga piu pericoloso per la facile tendenza alla frantumazione e conseguente possibile dispersione in atmosfera di fibre libere.
Fonte: Wwf Italia
(CHIAVI: AMBIENTE,SICUREZZA)